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miércoles, julio 05, 2006

A DIEZ AÑOS DE LA CLONACION DE DOLLY

Colloquio con Edoardo Boncinelli Quel che resta di Dolly A dieci anni dalla nascita del primo animale clonato da un esemplare adulto. Bilanci e prospettive
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Edimburgo, 5 luglio 1996. Nasce Dolly. E' «solo» una pecora.
Ma destinata a entrare nella storia della scienza, e non solo.
Non è, come tutti sanno, una pecora normale, ma il primo animale clonato a partire dal nucleo di una cellula somatica adulta. Il primo animale , cioè, «fotocopia» di un altro già bell'e cresciuto.
A Dolly ha fatto seguito un piccolo «zoo» di animali clonati (conigli, maiali, cavalli, scimmie, mucche, fino al cane Snuppy), ma anche una serie di discussioni di natura etica, ma anche scientifica e metodologica, e, infine, più di una polemica nata da sospetti e mezze «verità», talvolta dette e talvolta taciute da alcuni dei protagonisti più in vista dell'epopea della clonazione, in primis, Ian Wilnut, il padre di Dolly e il corano Chang «creatore» di Snuppy.

Ma se gettiamo lo sguardo oltre questi ostacoli e queste discussioni, che significato ha oggi il decimo anniversario della nascita di Dolly? Qual è il bilancio concreto dieci anni dopo la sua «creazione»? E quali prospettive questo evento è ancora in grado di tracciare per il nostro futuro?

«La nascita di Dolly è stato indubbiamente un grandissimo avvenimento per la biologia in generale, e per le sue applicazioni in particolare» dice Edoardo Boncinelli, professore di genetica all'università Vita e Salute, di Milano. «Ha aperto un orizzonte nuovo, francamente insperato, che non sappiamo ancora quando darà i suoi frutti ».
Bilancio positivo o negativo, dieci anni dopo?
«Non credo che si dovrebbe porre la questione in questi termini. Le prospettive dieci anni fa erano più rosee.Oggi dobbiamo concludere che è successo abbastanza poco. Ma le grandi scoperte di solito danno i loro risultati 30 anni dopo»
Quali sono i risultati ottenuti finora?
«Sono risultati soprattutto teorici, perchè, appunto, di pratico è successo molto poco. Per esempio attribuire i successi nella produzione di tessuti come la pelle o la cornea a Dolly sarebbe sbagliato, perchè questi risultati sono il frutto di sperimentazioni e lavori già avviati in precedenza. Però ora sono in corso circa 150 sperimenti che possiamo dire essere "figli di Dolly" nel mondo».
Che tipo di esperimenti?
«Soprattutto tentativi di mettere a punto tecniche per la produzione di tessuti in laboratorio»
C'è un nesso diretto tra Dolly e la ricerca sulle staminali di cui oggi tanto si parla?
«Certamente. Tutto quello che si fa oggi con le cellule staminali, in qualche misura è stato reso possibile dagli esperimenti sulla clonazione».
Quali sono le prospettive che restano aperte?
«Sono soprattutto quelle legate a ciò che ora si fa con le staminali: produzione di tessuti, parti di organo e forse anche organi interi per sostituirli a quelli malati o mancanti».
Si riferisce in particolare alla cura di malattie degenerative come il morbo di Alzheimer o a quello di Parkinson?
«No. Più che a queste malattie penso a quelle per la quali si attuano i trapianti oggi. Penso alla possibilità di creare tessuti e organi perfettamente compatibili senza bisogno di prelevarli da un donatore, partendo da cellule staminali fatte crescere e differenziare in laboratorio con l'aggiunta di sostanze adatte».
Quando sarà possibile ottenere questi risultati?
«Non credo prima di 15-20 anni»
Vede anche qualche pericolo nello sviluppo di queste tecniche?
«I rischi sono soprattutto di natura socio-economica, legati alla possibilità di accesso alle nuove cure in base al censo, almeno all'inizio Ma più che un rischio è un limite, come quello che possiamo osservare oggi nell'accesso a cure costose».
Nessun timore sulla possibilità di clonazione umana?
«Continuo chiedermi a chi mai potrebbe convenire...»
Luigi Ripamonti
05 luglio 2006





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