EL NACIMIENTO Y MUERTE DE UNA SUPERNOVA
In diretta dallo spazio: così muore una stella Per la prima volta un satellite ha fotografato l'evento. Accaduto 440 milioni di anni fa
Così è esplosa e morta una stella generando un nuovo astro, strano e affascinante, una supernova, una sorta di corona gassosa che si espande e fugge nel cosmo. Per la prima volta gli occhi di Swift, un satellite della Nasa, hanno colto tutti i magici momenti di un evento celeste tremendo e suggestivo nei suoi passi violenti. Lo ha scoperto guardando nella costellazione dell'Ariete, in un luogo distante 440 milioni di anni luce dalla Terra, scrutando all'interno di una microgalassia senza nome, che si allontana alla velocità di oltre tremila chilometri al secondo. Ma in realtà ciò che ha visto Swift in diretta e noi nelle fotografie trasmesse, è accaduto 440 milioni di anni fa, perchè questo è il tempo impiegato dalla luce per arrivare fino a noi portando l'immagine della catastrofe.
Allora, in quella remota epoca, sul nostro Pianeta cominciavano a spuntare i primi arbusti terrestri. Insomma, un vero viaggio nel tempo.
La storia inizia il 18 febbraio scorso, quando un gruppo internazionale di astronomi, tra cui alcuni italiani dell'Istituto nazionale di astrofisica, riesce a cogliere con il satellite un potentissimo lampo di luce gamma molto più vicino rispetto ai trazionali e con una durata cento volte maggiore.
Era il segnale della fine di quanto stava avvenendo nelle profondità dell'Universo. L'osservatorio ha fotografato il fenomeno con i suoi tre strumenti in lunghezze d'onda diverse e altre immagini sono state raccolte dai telescopi terrestri, incluso il gigante europeo «Vlt» in Cile.
La supernova è stata subito battezzata «2006aj».
La stella da cui era nata aveva una massa venti volte più consistente del nostro Sole; ma, come è destino per i grandi astri, la sua vita è stata molto breve, non superando i venti milioni di anni.
Poi è sopraggiunta, inesorabile, la morte.
Bruciato l'idrogeno che la manteneva accesa, si è innescata una serie di reazioni chimiche che prima hanno scatenato l'esplosione e poi hanno costretto gli atomi rimasti a collassare sino a formare una stella compatta di neutroni di appena una decina di chilometri di diametro e assolutamente incapace di emettere la luce. «Se intorno a essa è rimasta però un po' di materia — precisa Paolo A.Mazzali al Max-Planck Institut fuer Astrophysik di Garching, vicino a Monaco, impegnato nello studio — diventerà un buco nero».
Nel frattempo gli strati più esterni della stella sparati nello spazio hanno formato un anello di gas in continua espansione e in costante viaggio ad alta velocità.
«Finora, in soli sei mesi — aggiunge Mazzali — ha già raggiunto una dimensione capace di contenere dieci volte il nostro sistema solare, tanto che, assieme agli osservatori professionali anche un buon telescopio amatoriale potrebbe fotografarla.
Invece nei primi momenti il bagliore era così intenso da poter essere visto pure con un binocolo».
La nascita di una supernova è un evento inseguito con grande interesse dagli astronomi, perchè consente di indagare il ciclo di vita di una stella.
«Ora finalmente siamo riusciti a scorgere ciò che succede un centinaio di secondi dopo lo scoppio, cioè il primo passo verso l'espansione» dice Guido Chincarini, alla guida del gruppo di astronomi italiani coinvolti nella scoperta (oltre che nella costruzione del satellite) e raccontata in dettaglio sulla rivista Nature. Finora altre supernove erano state avvistate, ma solo qualche settimana dopo la sentenza di morte e dunque quando le fasi più cruciali e interessanti erano ormai superate.
Ma ciò che si teme da sempre è che una supernova brilli nella nostra galassia, perchè potrebbe diffondere un tale fiume di radiazioni in grado di uccidere la vita sulla Terra.
Giovanni Caprara
CORRIERI DELLA SERA 31 agosto 2006
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